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skyale
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Inserito il - 05/05/2005 : 11:03:43
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Analisi tecnica : le origini dalla teoria di Dow
Le origini dell’analisi tecnica si fanno generalmente risalire agli studi dell’americano Charles H. Dow (1851-1902), fondatore e pubblicista del quotidiano The Wall Street Journal, nonché ideatore dell’omonimo indice generale del mercato azionario nordamericano. In una serie di articoli di fondo pubblicati sul Wall Street Journal tra il 1900 e il 1902, Dow ebbe il merito di essere il primo ad analizzare il comportamento dell’investitore come base per una previsione; ma anziché prevedere le tendenze del mercato azionario si riferì a quest’ultimo per individuare i prossimi cicli economici dando estrema importanza allo studio dei prezzi espressione sintetica del comportamento degli investitori. Fu William Peter Hamilton, successore di Dow alla guida del Wall Street Journal ad organizzarne e svilupparne i pensieri in qualcosa di unico che fu pubblicato[1] nel 1921. Successivamente si dovette a Robert Rhea la creazione vera e propria della teoria di Dow come oggi noi la conosciamo, con la pubblicazione nel 1932 di The Dow Theory, testo che esponeva in modo completo e dettagliato un sistema teorico di previsione dei cicli borsistici. Ricordo in questa sede alcuni tra i concetti fondamentali della teoria di Dow rimandando al testo di R. Rhea per chi volesse approfondire.
il mercato si compone di tre movimenti principali; primari, secondari e terziari
Secondo Dow si possono individuare nel mercato tre movimenti ovvero tre tipi di tendenze: la tendenza primaria e, al suo interno, le tendenze secondarie e terziarie. Ovviamente il movimento più importante è quello primario in grado di definire la natura del trend principale. Esso ha un’estensione temporale solitamente superiore ad un anno, mediamente dura circa 4 anni, e presenta un apprezzamento o un deprezzamento complessivo di circa il 20%. Un susseguirsi nel mercato di massimi e mini crescenti determina un movimento in atto di un trend primario BULLISH ovvero rialzista. Al contrario una serie di massimi e minimi decrescenti individua una tendenza primaria BEARISH ovvero ribassista. In caso di incertezza nella determinazione della fase primaria può essere di prezioso ausilio lo studio dei volumi; questi infatti dovrebbero aumentare in concomitanza con l’espansione del trend in atto. Dow affermava che una tendenza primaria è considerata tale fino a quando non viene smentita da indicazioni contrarie; da qui emerge un principio fondamentale “mai andare contro il mercato”.
I movimenti secondari e terziari rappresentano reazioni che aumentano o frenano il movimento primario. Le fasi di correzione secondarie durano in genere da uno a tre mesi e sono caratterizzate, nella maggior parte dei casi, da un’ampiezza di movimento che va dal 33% al 66% della precedente tendenza primaria. In fine vi sono i movimenti terziari a cui Dow non sembra dare molta importanza; la loro durata è al massimo di tre settimane.
Le tre fasi del movimento primario Dow individuò tre fasi all’interno del movimento primario.
Assumiamo che stia per cominciare un trend al rialzo, questo sarà dunque composto da una prima fase di acquisto di azioni da parte di pochi compratori attenti e ben informati circa il possibile rialzo imminente del mercato. Successivamente, a seguito di un primo rialzo del mercato a cui non molti speravano, anche i cosiddetti investitori istituzionali cominciano ad accumulare azioni. Quando il mercato è salito parecchio e le società quotate ostentano risultati utili “record” allora cominciano ad entrare ed a comprare massiccia-mente titoli azionari coloro che appartengono al cosiddetto popolo dei piccoli risparmiatori che potremmo definire anche come “il popolo dei borsini”. Questa massa di investitori sembra essere convinta, a seguito dei precedenti solidi e continuati rialzi, che la “festa” possa continuare all’infinito. Proprio in questa ultima e terza fase, però, i compratori della prima fase, presenti sul mercato fin dall’inizio del rally, cominciano a prendere profitto pesantemente anticipando l’inversione del trend che verrà una volta passato l’eccessivo clima di euforia creatosi. Queste considerazioni, formulate circa due secoli fa, sembrano tuttavia ben dipingere una situazione verificatasi recentemente sui mercati azionari USA ed Occidentali, definita poi in maniera ironica come gli anni della “new bubble economy” ovvero della bolla speculativa sui titoli tecnologici.
Federico Zancanella www.globalinvest.it
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